Odio Gennaio, è ufficiale.
Per anni ho creduto che Novembre fosse il mese più brutto dell'anno: le giornate si accorciano, arriva il primo freddo, l'aria è così "grigia"... Col tempo mi sono ricreduta: Gennaio è infinitamente peggio!
Già le premesse non sono delle migliori: il 31 Dicembre siamo tutti lì ad aspettare il Grande Cambiamento,quello che darà alle nostre vite una direzione tutta diversa...una svolta epocale, insomma, ed in sole 24ore, stupefacente! Inutile dire che poi, puntualmente,Gennaio arriva ma non succede nulla! Siamo all'inizio, ok, bisogna essere ottimisti...però ammettiamolo: a parte il fastidioso mal di testa dovuto ai festeggiamenti della notte precedente, non c'è stato nessun cambiamento istantaneo. Nessun miracolo. Pura delusione.
Gennaio è anche il mese dei buoni propositi, maturati tra una fetta di panettone ed un piatto di lenticchie. Propositi che, passate le feste, si scontrano con il ritorno alla vita di tutti i giorni...il che, credetemi, non è mai semplice. Anzi, è qui che avviene il dramma.
Le vacanze natalizie ci lasciano addosso gli immancabili chili di troppo; quelli che, mentre si accumulavano, facevamo finta di non vedere. E che una volta posizionati qua e là sul nostro corpo, non se ne vanno via mica facilmente, oh no! Quindi al rientro, ci tocca la dieta. E la palestra. E sappiamo tutti come vincere la pigrizia e la voglia di dolci e fritture, sia un'impresa a dir poco epica. A tutto ciò bisogna aggiungere il trauma del rientro al lavoro, la nostalgia per i tempi passati sul divano nella totale nullafacenza e il freddo pungente che in questi giorni non dà tregua, per avere il quadro della situazione quasi al completo.
Perchè poi c'è la S.D.I.P.E.
Che detta così può pure sembrare una cosuccia simpatica, ma in realtà c'è ben poco da ridere. La S.D.I.P.E., Sindrome Da Imbruttimento Pre -Esami, è una catastrofe che colpisce la quasi totalità degli studenti universitari, più donne che uomini. Ci sono varie forme di S.D.I.P.E., a seconda dei periodi di diffusione, direttamente collegabili alle sessioni d'esami. In ordine crescente di gravità, troviamo innanzitutto la S.D.I.P.E. della sessione estiva, la più leggera. Sarà perchè ci sono già le belle giornate, che mettono di buon umore; o perchè comunque vada, chissenefrega! è estate e dunque automaticamente si va in vacanza; fatto sta che gli effetti della sindrome in questo periodo sono appena visibili: giusto un pò di stanchezza, un 'lieve' calo di concentrazione ( il pensiero è rivolto ormai al bagnino figo giù al lido o alle ragazze in micro-bikini) ed il colorito rosso intenso/dorato di chi ha voluto andare a ripassare in spiaggia (e si è scottato).
Poi c'è la S.D.I.P.E. della sessione autunnale, mediamente pesante. Ricominciare dopo l'estate è sicuramente un trauma, un'ingiustizia inaccettabile per ogni studente che si rispetti. Ma il tutto è bilanciato dal tempo ancora mite; dalla pelle ancora leggermente abbronzata; dai vari 'inciuci' estivi freschi freschi da raccontare agli amici, per rendere più sopportabili le giornate di studio.
Infine, ecco la più temibile: la S.D.I.P.E. da sessione invernale, che non lascia scampo alcuno. Questa variante della sindrome si aggiunge alle conseguenze del post Natale di cui sopra e gli effetti sono a dir poco devastanti! Negli uomini è possibile notare un accenno di pancetta, la barba incolta, l'uso dei vestiti del giorno prima (e di quello prima ancora), perchè bisogna studiare e non c'è mica tempo per star lì a cambiarsi, eh! Nelle donne è anche peggio: se gli uomini utilizzano l'abbigliamento del giorno prima, le fanciulle non si vestono proprio! Nel periodo pre-esami si sta rigorosamente in pigiama, preferibilmente taglia XXL, che è più comodo. è bandito lo shampoo, tra le perdite di tempo più gravi, e si rispolvera il vecchio mollettone per tenere fermi i capelli in fantasiosi, orridi, toupè. Ogni contatto umano è bandito, se non con altre studentesse nelle medesime condizioni. Unica forma d'affetto concessa è quella data dal cioccolato, leale compagnia dei lunghi pomeriggi passati sui libri (il buon proposito della dieta è ormai un lontano ricordo). Completano il tutto il colorito cadaverico, gli immancabili brufoli nati dalla schifezze ingerite in quantità industriali e i sensi di colpa per essersi ridotte all'ultimo minuto (anche i maschietti sono soliti ridursi all'ultimo, ma reggono meglio la pressione!). Non vi è consolazione alcuna, se non quella di aver fatto un passo avanti verso la laurea, forse! Anche se... a pensarci bene... Gennaio è il mese dei saldi invernali...dunque in fondo qualcosa di positivo c'è!
Però mi chiedo: con sta crisi ci sarà davvero qualcuno che compra qualcosa? Mah! In attesa di una risposta, finisco il mio barattolo di Nutella...
Grazia
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lunedì 9 gennaio 2012
Gennaio, mese terribile!
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sabato 31 dicembre 2011
Per Stefania.
Oggi alle 15.30, mentre molti di noi prendevamo un caffè e decidevamo il menù del cenone di capodanno, a Licodia Eubea (Catania) si celebravano i funerali di Stefania Noce e di suo nonno Paolo. Stefania aveva solo 24anni ed è morta ammazzata dal suo ex ragazzo che, non accettando la fine della storia, continuava a perseguitarla. Un ultimo litigio e lei non c'è più.
L'indignazione per quanto accaduto è stata tanta...e numerosi sono stati gli articoli di giornale o i post nei blog che hanno parlato di delitto d'amore. Amore.
Non pensate anche voi, come me, che l'uso di questa parola sia decisamente fuori luogo? L'amore è un sentimento complesso ma positivo, profondo...indica affetto, dedizione, simpatia. Non morte. E allora come può colui che dice di amare togliere la vita alla persona amata? Forse sarebbe il caso di parlare di follia omicida, di possesso, di smisurata gelosia....ma non di amore. L'amore lasciamolo fuori da questa triste storia.
Stefania è la 93esima donna uccisa in Italia dall'inizio dell'anno. Nel nostro Paese, una donna su 3 è vittima di una violenza, sia essa fisica o psicologica. Ogni 8 minuti, nel mondo, una donna viene uccisa da chi sosteneva di amarla e doveva proteggerla.
Questi sono i dati. E non possiamo ignorarli.
Non voglio farne una questione di sesso, però: non tutti gli uomini sono 'dei mostri' e ad ogni modo non basterebbe limitarsi ad affermare questo, per provare a dare una spiegazione alla violenza femminile.
Essa, piuttosto, può essere cercata in quella vecchia e assurda mentalità che mette la donna in una condizione di subordinazione e di accettazione passiva degli eventi e che quasi legittima la violenza nei suoi riguardi. Quante volte sentiamo dire -orrore- "beh, se l'è cercata", riferendosi ad una donna che è stata importunata? Quante volte pensiamo che una donna con una gonna un pò più corta sia automaticamente una poco di buono, una provocatrice che merita qualsiasi trattamento, anche il più bieco? Tante volte, troppe. E purtroppo non sono solo 'certi uomini' a pensarlo, credetemi, ma anche 'certe donne'. Non deve stupire quindi come, nella maggioranza dei casi, una donna che subisce una violenza decida di tacere. Per paura di non essere ascoltata, di non essere creduta. Per non subire l'umiliazione di venir accusata da un familiare, da un amico, da chi dovrebbe starle vicino, di essere lei stessa la causa dei suoi mali. Questo deve farci riflettere tutti perchè di tutti è la "questione femminile".
Da anni ci si batte per essa e di sicuro tanti passi in avanti sono stati fatti. Ma non è ancora abbastanza. Prendiamo il mondo del lavoro, ad esempio: la donna oggi non è più relegata esclusivamente in casa, ma lavora e contribuisce al mantenimento e allo sviluppo della propria famiglia. Però non è semplice riuscirci. Spesso infatti è obbligata a scegliere tra la carriera e la famiglia in quanto non è abbastanza tutelata e aiutata affinchè le due cose possano coesistere bene. Ci sono datori di lavoro che assumono una donna solo se garantisce preventivamente che non farà mai un figlio. Se rimane incinta e decide di voler quel bambino, rischia di perdere il posto che si era guadagnata. Viene giudicata non più affidabile, non più produttiva, non più...utile. E quando invece è 'fortunata' e nessuno la licenzia, deve comunque fare i salti mortali per far coincidere tutto senza sensi di colpa, perchè non si può assentare facilmente se ad es. il bimbo sta male, non può lasciarlo ad un asilo nido poichè non ce ne sono tanti e quelli che ci sono, sono al completo o costano troppo.
A fronte di tutto questo, quindi, ecco cosa va fatto: va cambiata la società a partire dalle sue basi, spesso ineguali. E la società siamo noi tutti, senza distinzioni di sorta. Discorso banale il mio? Pura retorica? Parole di...circostanza? Alcuni di voi magari potranno pensarlo.
Io però al cambiamento ci credo davvero...anche Stefania ci credeva e si impegnava per questo. Non lasciamo che il suo sacrificio rimanga vano. Lo dobbiamo a lei e a tutte le Stefania nel mondo che ogni giorno, angeli, volano via.
Grazia
L'indignazione per quanto accaduto è stata tanta...e numerosi sono stati gli articoli di giornale o i post nei blog che hanno parlato di delitto d'amore. Amore.
Non pensate anche voi, come me, che l'uso di questa parola sia decisamente fuori luogo? L'amore è un sentimento complesso ma positivo, profondo...indica affetto, dedizione, simpatia. Non morte. E allora come può colui che dice di amare togliere la vita alla persona amata? Forse sarebbe il caso di parlare di follia omicida, di possesso, di smisurata gelosia....ma non di amore. L'amore lasciamolo fuori da questa triste storia.
Stefania è la 93esima donna uccisa in Italia dall'inizio dell'anno. Nel nostro Paese, una donna su 3 è vittima di una violenza, sia essa fisica o psicologica. Ogni 8 minuti, nel mondo, una donna viene uccisa da chi sosteneva di amarla e doveva proteggerla.
Questi sono i dati. E non possiamo ignorarli.
Non voglio farne una questione di sesso, però: non tutti gli uomini sono 'dei mostri' e ad ogni modo non basterebbe limitarsi ad affermare questo, per provare a dare una spiegazione alla violenza femminile.
Essa, piuttosto, può essere cercata in quella vecchia e assurda mentalità che mette la donna in una condizione di subordinazione e di accettazione passiva degli eventi e che quasi legittima la violenza nei suoi riguardi. Quante volte sentiamo dire -orrore- "beh, se l'è cercata", riferendosi ad una donna che è stata importunata? Quante volte pensiamo che una donna con una gonna un pò più corta sia automaticamente una poco di buono, una provocatrice che merita qualsiasi trattamento, anche il più bieco? Tante volte, troppe. E purtroppo non sono solo 'certi uomini' a pensarlo, credetemi, ma anche 'certe donne'. Non deve stupire quindi come, nella maggioranza dei casi, una donna che subisce una violenza decida di tacere. Per paura di non essere ascoltata, di non essere creduta. Per non subire l'umiliazione di venir accusata da un familiare, da un amico, da chi dovrebbe starle vicino, di essere lei stessa la causa dei suoi mali. Questo deve farci riflettere tutti perchè di tutti è la "questione femminile".
Da anni ci si batte per essa e di sicuro tanti passi in avanti sono stati fatti. Ma non è ancora abbastanza. Prendiamo il mondo del lavoro, ad esempio: la donna oggi non è più relegata esclusivamente in casa, ma lavora e contribuisce al mantenimento e allo sviluppo della propria famiglia. Però non è semplice riuscirci. Spesso infatti è obbligata a scegliere tra la carriera e la famiglia in quanto non è abbastanza tutelata e aiutata affinchè le due cose possano coesistere bene. Ci sono datori di lavoro che assumono una donna solo se garantisce preventivamente che non farà mai un figlio. Se rimane incinta e decide di voler quel bambino, rischia di perdere il posto che si era guadagnata. Viene giudicata non più affidabile, non più produttiva, non più...utile. E quando invece è 'fortunata' e nessuno la licenzia, deve comunque fare i salti mortali per far coincidere tutto senza sensi di colpa, perchè non si può assentare facilmente se ad es. il bimbo sta male, non può lasciarlo ad un asilo nido poichè non ce ne sono tanti e quelli che ci sono, sono al completo o costano troppo.
A fronte di tutto questo, quindi, ecco cosa va fatto: va cambiata la società a partire dalle sue basi, spesso ineguali. E la società siamo noi tutti, senza distinzioni di sorta. Discorso banale il mio? Pura retorica? Parole di...circostanza? Alcuni di voi magari potranno pensarlo.
Io però al cambiamento ci credo davvero...anche Stefania ci credeva e si impegnava per questo. Non lasciamo che il suo sacrificio rimanga vano. Lo dobbiamo a lei e a tutte le Stefania nel mondo che ogni giorno, angeli, volano via.
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